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articolo aggiornato il: Tuesday 08 September 2009

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dottor Alberto Volponi


Nuove convenzioni e vecchi nodi

del dott. Alberto Volponi, esperto di programmazione sanitaria

Le esigenze di bilancio influenzano in maniera diretta l’organizzazione sanitaria e ritardano la conclusione di rinnovi contrattuali attesi da anni. Riemergono poi questioni di riequilibrio fra assistenza ospedaliera e territorio che ogni Regione affronta a suo modo 

La tanto sospirata firma e' arrivata. Si e' conclusa, cosi', una estenuante trattativa caratterizzata dal susseguirsi di defaticanti “stop and go”. Certamente, l’intrecciarsi della discussione delle convenzioni con l’approvazione della legge finanziaria ha rappresentato un ulteriore rallentamento della trattativa, anche perche', proprio nella Finanziaria erano stati introdotti due emendamenti fondamentali: uno sulla durata delle convenzioni, fissata a quattro anni con due bienni economici, e l’altro sul passaggio a tempo indeterminato degli specialisti a contratto SUMAI. Quindi, l’approvazione della legge finanziaria, che ha avuto anch’essa un iter piuttosto convulso, era in qualche modo propedeutica alla firma delle convenzioni. Per amore della verita' si deve riconoscere che, solo grazie all’On. Eolo Parodi - che si e' battuto letteralmente come un leone - si e' riusciti ad introdurre nella legge Finanziaria le novita' importanti che hanno spianato la strada alla conclusione delle trattative per il rinnovo delle convenzioni. Ma a rendere impacciato il procedere delle trattative e' forse anche il metodo del confronto fra le parti, che ha visto il battesimo della SISAC, organismo voluto con la Finanziaria di due anni fa, e delegato alle trattative con i Sindacati.
La SISAC, e' stata definita subito come una mini Aran, perche', come quest’ultima porta con se' il difetto congenito di rappresentare un diaframma fra la rappresentanza politico – regionale e quella sindacale degli operatori. Da aggiungere che il lavoro della SISAC e' verificato, poi, dal comitato di settore, organismo tecnico – politico. Una pluralita', quindi, di soggetti politici, tecnici, sindacali che si agita sulla scena con conseguenze facilmente immaginabili quando si tenta di ricondurre il tutto a necessarie e inevitabili sintesi.
La delega alla SISAC, o a organismi analoghi, deve essere piena e condivisa senza riserve, altrimenti e' preferibile tornare al tavolo del confronto diretto con gli assessori regionali.
Nel merito, certamente, le convenzioni cosi' rinnovate rappresentano un ulteriore passo verso la Regionalizzazione del Sistema Sanitario.
Quello che, tuttavia, non e' ancora affrontato e' il nodo storico del rapporto fra ospedale e territorio. 
L’orientamento che sta, correttamente, prevalendo e' quello di investire piu' risorse sul territorio e riequilibrare cosi' la spesa sanitaria rispetto ai costi dell’assistenza ospedaliera. In molte regioni il trend di spesa a favore della medicina del territorio rispetto all’ospedaliera si e' ormai invertito. Rimane, purtroppo, il dato di fatto che la spesa sanitaria aumenta nella sua globalita' e l’efficienza delle risposte alle domande di sanita' non e' sempre da Paese industrializzato come siamo: sono sufficienti le prime avvisaglie di una influenza per mandare in tilt gli ospedali.
Non basta allora potenziare i presidi e i servizi territoriali se non c’e' una integrazione vera fra essi e l’ospedale. Appare ben strana e contraddittoria la scelta fatta con la creazione delle USL di ricondurre ad unita' politica gli interventi programmatici e gestionali sanitari e nello stesso tempo, attraverso lo strumento amministrativo delle incompatibilita' dei medici, creare tre aree distinte e incomunicabili tra di loro, tre vere monadi: l’assistenza ospedaliera, quella specialistica convenzionata interna, quella di medicina generale. La continuita' nell’erogazione di prestazioni non va ricercata e assicurata solo all’interno di ogni area assistenziale, ma fra di esse. In pratica puo' sembrare utopistico, e nell’Italia di oggi degli interessi consolidati e dei piccoli e grandi egoismi, forse lo e', pensare a soluzioni legislative, contrattuali, organizzative che riaprano canali di comunicabilita', ampi e fluidi. In pratica o si “territorializza” l’ospedale, con alcune eccezioni di ospedali di alta specialita', o si “ospedalizza” il territorio.
e' certo che il tanto auspicato, nell’interesse del cittadino e nonche' dei conti pubblici, “continuum” dell’assistenza puo' essere garantito dall’unicita' dell’operatore e questo significa rendere piu' omogenei e uniformi i diversi rapporti di lavoro, ovvero mettersi tutti in discussione.
Qualcuno pessimisticamente potra' dire: “campa cavallo…”.
Noi un po' piu' ottimisticamente, o almeno piu' gentilmente, diciamo: 
“se sono rose…”.

 

 

 


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