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articolo aggiornato il: Tuesday 08 September 2009

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LE VERITA' DEL BUGIARDINO

di Giorgio Maggiore


Il recente caso dei farmaci anticolesterolo ha creato una ondata di allarmismo sul rischio legato all'assunzione contemporanea di piu' farmaci. Ma la responsabilita' va divisa in tanti

E' stato lo scandalo dell'estate. Sotto accusa il Lipobay, un farmaco anticolesterolo prodotto dall'azienda tedesca Bayer, ritirato dal mercato perche' considerato responsabile di aver provocato diversi casi di morte sospetta. Ben presto pero' il dibattito si e' andato allargando coinvolgendo nel virtuale "processo" molti piu' protagonisti: dalle aziende farmaceutiche al servizio di farmacovigilanza del Ministero della Sanita', fino ai medici di base e agli specialisti. All'osso, i temi in discussione e fonte di polemiche feroci sono essenzialmente due: mercato farmaceutico e sicurezza. e' possibile conciliare questi due importanti aspetti del settore sanitario? A ben guardare l'esperienza americana, da anni Aziende farmaceutiche e FDA (Food and Drug Administration), l'agenzia federale che vigila sul settore farmaceutico, lavorano a stretto contatto per migliorare il processo di approvazione dei farmaci ma anche per garantire il necessario livello di vigilanza prima e dopo l'immissione in commercio. Un controllo molto rigido, talvolta ai limiti della pignoleria, che fu instaurato subito dopo la tragedia del Talidomide, ma che e' basato anche sulla filosofia del rispetto nei riguardi della ricerca biomedica, delle sperimentazioni cliniche e del lavoro delle compagnie farmaceutiche. Da noi invece, intorno al mondo farmaceutico sembra aleggiare il sospetto e nei giorni scorsi su molti quotidiani sono ricomparse frasi e stereotipi che speravamo relegate nella memoria di una ideologia acriticamente tecnofobica, o meglio farmacofoba, per la quale il profitto se non e' un reato e' probabilmente un peccato che merita la pubblica esecrazione.

farmacovigilanza


Il dito viene cosi' puntato, di volta in volta, a seconda dell'esigenza "politica", contro la scienza e le biotecnologie delle multinazionali, contro il Ministero della Sanita' che approva i farmaci ma non controlla abbastanza, contro i medici che sarebbero asserviti alle richieste delle aziende, contro le farmacie che si sono trasformate in piccoli supermercati, ecc. ecc. Denominatore comune un grande male: l'esasperata ricerca del profitto che sovverte le regole e tutto corrompe, uomini e istituzioni. 

A conferma vengono ricordati i recenti casi di tangentopoli sanitaria, i pericoli della clonazione, gli eccessi delle sperimentazioni sugli animali ma anche i congressi medici che si svolgono in localita' balneari e a spese delle aziende farmaceutiche. Verrebbe da dire che mai come in questo caso l'espressione "di tutt'erba un fascio" e' la piu' appropriata e che la confusione che si viene a creare nel cittadino, utente e consumatore, e' fonte di incertezza e di dubbi che possono provocare non solo allarmismo ma anche comportamenti contraddittori, sfiducia generalizzata e poca obiettivita'. Cosi' spesso il paziente modifica le prescrizioni, riducendo o aumentando le dosi consigliate dal proprio medico, altre volte smette addirittura di prendere il farmaco di cui ha letto un possibile effetto collaterale. Ha paura di fare da cavia quando il farmaco e' nuovo, ma non perde la speranza che la ricerca potra' in un prossimo futuro aiutarci a combattere alcuni gravi malattie contro cui siamo ancora impotenti. Invoca la severita' dei controlli a cui un principio attivo deve essere sottoposto prima che venga approvato come farmaco ma non esita a scendere in piazza in nome della liberta' della cura quando si cerca di verificare i protocolli e i risultati di una terapia non sperimentata secondo i criteri richiesti dalla comunita' scientifica e dalle autorita' sanitarie. E non e' sempre e soltanto un problema di cultura o d'informazione. Televisione, quotidiani e settimanali hanno da tempo aumentato lo spazio dedicato alla salute e chi opera nella sanita' sa che e' difficile trovare un paziente completamente ignorante sulla patologia di cui e' affetto.


In internet e nelle riviste specializzate si cercano novita' e speranze, da sottoporre poi al giudizio del proprio medico o del farmacista, ma il rapporto non sembra manifestare piu' quella totale fiducia nella risposta ottenuta, trasformandosi invece in un confronto fra saperi, quello della medicina ufficiale e quello che arriva da canali alternativi, non sempre controllati ma sicuramente piu' veloci, caratterizzati da linguaggi piu' facili e accessibili. Di questo i medici cominciano ad accorgersi e a lamentarsi anche se, certamente, qualche responsabilita' dovrebbero assumersela. Prendiamo per esempio la diffidenza che esiste nei riguardi del foglietto illustrativo che si trova all'interno della confezione farmaceutica. Provate a immaginare cosa puo' pensare un non addetto ai lavori quando viene a sapere che nel gergo medico viene comunemente chiamato "bugiardino". Si dice che siano quasi incomprensibili, non alla portata di tutti, ma con questo soprannome si rischia di far intendere che contengono informazioni ai limiti del vero.

farmacovigilanza

Per molti pazienti il foglietto illustrativo 
appare scritto in arabo...

Inevitabile chiedersi il perche' ma soprattutto se i medici leggono e credono veramente a quello che riportano l'etichetta e il foglietto illustrativo dei farmaci che prescrivono. Una contraddizione che appare tanto evidente quanto colpevole agli occhi di chi cerca professionalita' e certezze nell'azione del proprio terapeuta di fiducia. Qualche tempo fa, sull'onda del crescente ricorso all'automedicazione, il Ministero della Salute, in ottemperanza a una direttiva comunitaria, ha dettato nuove regole per il linguaggio delle monografie per le specialita' medicinali e per i farmaci da banco di cui il foglietto illustrativo rappresenta una versione sintetica. Come si sa, infatti, si tratta di una scheda che contiene alcune informazioni basilari quali la denominazione del farmaco, la composizione qualitativa e quantitativa del principio attivo e degli eccipienti, la forma farmaceutica, il metodo di somministrazione e le proprieta' farmacologiche, le indicazioni, le controindicazioni e gli effetti collaterali indesiderati noti. Non e' noto quando il dispregiativo "bugiardino" sia stato coniato, ma si pensa che derivi dal fatto che agli inizi essi fossero scritti con una frasario generico, molto tecnico e ostico, piu' per l'obbligo e la necessita' di evitare eventuali responsabilita' che per la reale esigenza di aiutare medici e pazienti a capire. Si racconta di complesse formule verbali con cui si suggerivano possibili usi terapeutici piu' ampi di quelli approvati in sede ministeriale, o di caratteri tipografici cosi' piccoli da apparire illeggibili soprattutto agli anziani. C'e' da credere che non sempre le aziende farmaceutiche fossero felici di far sapere che in particolari condizioni e in pur rare situazioni il farmaco potesse rivelarsi piu' dannoso del male stesso, ma da questo ad accusarle di scrivere bugie o mezze verita' il passo e' lungo. Inoltre se cio' fosse vero andrebbe messo in discussione l'atteggiamento diffidente ma pur sempre accomodante di medici e farmacisti che di fronte a omissioni o a informazioni scorrette avrebbero dovuto lanciare allarmi e denunce. Allo stesso tempo se tutti scherzano sull'attendibilita' dei foglietti illustrativi non sarebbe colpevole l'ipocrisia del Ministero della Salute che pur essendo a conoscenza di queste scorrettezze non interviene per garantire i cittadini.

farmacovigilanza


Le Case farmaceutiche, peraltro, si lamentano che esistono specifici divieti a limitare le quantita' d'informazioni riportabili sull'etichetta e che potrebbe aiutare il consumatore a capire meglio l'azione del farmaco ed e' evidente che se non si accetta l'improbabile ipotesi di un generale fenomeno di malcostume in cui tutti sanno e non fanno niente per cambiare le cose, ci si trova di fronte a uno di quei luoghi comuni di cui e' difficile liberarsi. Soprattutto quando i casi come quelli del Lipobay riportano in primo piano le colpevoli responsabilita' di tutti i vari protagonisti della sanita' nell'ambito dei controlli sulla sicurezza e delle fasi della farmacovigilanza.

Un termine che pero', se inflazionato, rischia di fare il paio con quello gia' abusato, e finora privo di risultati evidenti, di farmacoeconomia. Farmacovigilanza e farmacoeconomia costituiscono infatti due aspetti fondamentali su cui lavorare per migliorare la preparazione dei medici e dei farmacisti nel corso dei programmi di formazione permanente. Cosi' come va migliorata l'organizzazione del servizio di farmacovigilanza del Ministero della Salute che finora ha ricevuto poche migliaia di segnalazioni l'anno rivelandosi piu' una struttura burocratica che altro. Medici e farmacisti dovrebbero partecipare anche tramite la rete telematica e la segnalazione di reazioni avverse, potendo accedere in tempo reale a tutte le news a disposizione su farmaci di vecchia e nuova introduzione nel mercato italiano. In particolare per quanto riguarda le reazioni allergiche e l'effetto sinergico fra farmaci, ovvero il potenziamento dell'efficacia dell'attivita' terapeutica prodotta dall'associazione di due o piu' farmaci della stessa specialita' o dalla contemporanea assunzione di piu' farmaci. Proprio quello che e' successo con la cerivastatina e il gemfibrozil e che potrebbe drammaticamente ripetersi per altri medicinali. Per concludere, la materia e' molto complessa e sensibile, e parafrasando una terminologia di altri settori bisogna ritornare ai fondamentali. Ognuno deve assumersi le proprie responsabilita' e collaborare con gli altri nel rispetto del ruolo, e degli obiettivi della propria organizzazione e funzione. Mettendo da parte, il piu' possibile, conflitti d'interesse, pregresse diffidenze e preconcetti: a partire proprio dallo scrivere e leggere il foglietto illustrativo senza ritenerlo per forza un "bugiardino" a cui nessuno fa attenzione.



 

 

 


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