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LE VERITA' DEL BUGIARDINO
di Giorgio Maggiore |
Il recente caso dei farmaci anticolesterolo ha creato una ondata di
allarmismo sul rischio legato all'assunzione contemporanea di piu' farmaci. Ma
la responsabilita' va divisa in tanti
E' stato lo scandalo dell'estate. Sotto accusa il
Lipobay, un farmaco
anticolesterolo prodotto dall'azienda tedesca Bayer, ritirato dal mercato perche' considerato responsabile di aver provocato diversi casi di morte
sospetta. Ben presto pero' il dibattito si e' andato allargando coinvolgendo nel
virtuale "processo" molti piu' protagonisti: dalle aziende
farmaceutiche al servizio di farmacovigilanza del Ministero della Sanita', fino
ai medici di base e agli specialisti. All'osso, i temi in discussione e fonte di
polemiche feroci sono essenzialmente due: mercato farmaceutico e sicurezza. e' possibile conciliare questi due importanti aspetti del settore sanitario? A ben
guardare l'esperienza americana, da anni Aziende farmaceutiche e FDA (Food and
Drug Administration), l'agenzia federale che vigila sul settore farmaceutico,
lavorano a stretto contatto per migliorare il processo di approvazione dei
farmaci ma anche per garantire il necessario livello di vigilanza prima e dopo
l'immissione in commercio. Un controllo molto rigido, talvolta ai limiti della
pignoleria, che fu instaurato subito dopo la tragedia del Talidomide, ma che e' basato anche sulla filosofia del rispetto nei riguardi della ricerca biomedica,
delle sperimentazioni cliniche e del lavoro delle compagnie farmaceutiche. Da
noi invece, intorno al mondo farmaceutico sembra aleggiare il sospetto e nei
giorni scorsi su molti quotidiani sono ricomparse frasi e stereotipi che
speravamo relegate nella memoria di una ideologia acriticamente tecnofobica, o
meglio farmacofoba, per la quale il profitto se non e' un reato e' probabilmente
un peccato che merita la pubblica esecrazione. |
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Il dito viene cosi' puntato, di
volta in volta, a seconda dell'esigenza "politica", contro la scienza
e le biotecnologie delle multinazionali, contro il Ministero della Sanita' che
approva i farmaci ma non controlla abbastanza, contro i medici che sarebbero
asserviti alle richieste delle aziende, contro le farmacie che si sono
trasformate in piccoli supermercati, ecc. ecc. Denominatore comune un grande
male: l'esasperata ricerca del profitto che sovverte le regole e tutto corrompe,
uomini e istituzioni.
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A conferma vengono ricordati i recenti casi di
tangentopoli sanitaria, i pericoli della clonazione, gli eccessi delle
sperimentazioni sugli animali ma anche i congressi medici che si svolgono in
localita' balneari e a spese delle aziende farmaceutiche. Verrebbe da dire che
mai come in questo caso l'espressione "di tutt'erba un fascio" e' la
piu' appropriata e che la confusione che si viene a creare nel cittadino, utente
e consumatore, e' fonte di incertezza e di dubbi che possono provocare non solo
allarmismo ma anche comportamenti contraddittori, sfiducia generalizzata e poca
obiettivita'. Cosi' spesso il paziente modifica le prescrizioni, riducendo o
aumentando le dosi consigliate dal proprio medico, altre volte smette
addirittura di prendere il farmaco di cui ha letto un possibile effetto
collaterale. Ha paura di fare da cavia quando il farmaco e' nuovo, ma non perde
la speranza che la ricerca potra' in un prossimo futuro aiutarci a combattere
alcuni gravi malattie contro cui siamo ancora impotenti. Invoca la severita' dei
controlli a cui un principio attivo deve essere sottoposto prima che venga
approvato come farmaco ma non esita a scendere in piazza in nome della liberta'
della cura quando si cerca di verificare i protocolli e i risultati di una
terapia non sperimentata secondo i criteri richiesti dalla comunita' scientifica
e dalle autorita' sanitarie. E non e' sempre e soltanto un problema di cultura o
d'informazione. Televisione, quotidiani e settimanali hanno da tempo aumentato
lo spazio dedicato alla salute e chi opera nella sanita' sa che e' difficile
trovare un paziente completamente ignorante sulla patologia di cui e' affetto. |
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In internet e nelle riviste specializzate si cercano novita' e speranze, da
sottoporre poi al giudizio del proprio medico o del farmacista, ma il rapporto
non sembra manifestare piu' quella totale fiducia nella risposta ottenuta,
trasformandosi invece in un confronto fra saperi, quello della medicina
ufficiale e quello che arriva da canali alternativi, non sempre controllati ma
sicuramente piu' veloci, caratterizzati da linguaggi piu' facili e accessibili.
Di questo i medici cominciano ad accorgersi e a lamentarsi anche se, certamente,
qualche responsabilita' dovrebbero assumersela. Prendiamo per esempio la
diffidenza che esiste nei riguardi del foglietto illustrativo che si trova
all'interno della confezione farmaceutica. Provate a immaginare cosa puo'
pensare un non addetto ai lavori quando viene a sapere che nel gergo medico
viene comunemente chiamato "bugiardino". Si dice che siano quasi
incomprensibili, non alla portata di tutti, ma con questo soprannome si rischia
di far intendere che contengono informazioni ai limiti del vero.
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Per molti pazienti il foglietto illustrativo
appare scritto in arabo...
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Inevitabile
chiedersi il perche' ma soprattutto se i medici leggono e credono veramente a
quello che riportano l'etichetta e il foglietto illustrativo dei farmaci che
prescrivono. Una contraddizione che appare tanto evidente quanto colpevole agli
occhi di chi cerca professionalita' e certezze nell'azione del proprio terapeuta
di fiducia. Qualche tempo fa, sull'onda del crescente ricorso
all'automedicazione, il Ministero della Salute, in ottemperanza a una direttiva
comunitaria, ha dettato nuove regole per il linguaggio delle monografie per le
specialita' medicinali e per i farmaci da banco di cui il foglietto illustrativo
rappresenta una versione sintetica. Come si sa, infatti, si tratta di una scheda
che contiene alcune informazioni basilari quali la denominazione del farmaco, la
composizione qualitativa e quantitativa del principio attivo e degli eccipienti,
la forma farmaceutica, il metodo di somministrazione e le proprieta'
farmacologiche, le indicazioni, le controindicazioni e gli effetti collaterali
indesiderati noti. Non e' noto quando il dispregiativo "bugiardino"
sia stato coniato, ma si pensa che derivi dal fatto che agli inizi essi fossero
scritti con una frasario generico, molto tecnico e ostico, piu' per l'obbligo e
la necessita' di evitare eventuali responsabilita' che per la reale esigenza di
aiutare medici e pazienti a capire. Si racconta di complesse formule verbali con
cui si suggerivano possibili usi terapeutici piu' ampi di quelli approvati in
sede ministeriale, o di caratteri tipografici cosi' piccoli da apparire illeggibili
soprattutto agli anziani. C'e' da credere che non sempre le aziende
farmaceutiche fossero felici di far sapere che in particolari condizioni
e in pur rare situazioni il farmaco potesse rivelarsi piu' dannoso del
male stesso, ma da questo ad accusarle di scrivere bugie o mezze verita'
il passo e' lungo. Inoltre se cio' fosse vero andrebbe messo in
discussione l'atteggiamento diffidente ma pur sempre accomodante di
medici e farmacisti che di fronte a omissioni o a informazioni scorrette
avrebbero dovuto lanciare allarmi e denunce. Allo stesso tempo se tutti
scherzano sull'attendibilita' dei foglietti illustrativi non sarebbe
colpevole l'ipocrisia del Ministero della Salute che pur essendo a
conoscenza di queste scorrettezze non interviene per garantire i
cittadini. |
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Le Case farmaceutiche, peraltro, si lamentano che esistono specifici
divieti a limitare le quantita' d'informazioni riportabili sull'etichetta e che
potrebbe aiutare il consumatore a capire meglio l'azione del farmaco ed e' evidente che se non si accetta l'improbabile ipotesi di un generale fenomeno di
malcostume in cui tutti sanno e non fanno niente per cambiare le cose, ci si
trova di fronte a uno di quei luoghi comuni di cui e' difficile liberarsi.
Soprattutto quando i casi come quelli del Lipobay riportano in primo piano le
colpevoli responsabilita' di tutti i vari protagonisti della sanita' nell'ambito
dei controlli sulla sicurezza e delle fasi della farmacovigilanza.
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Un termine
che pero', se inflazionato, rischia di fare il paio con quello gia' abusato, e
finora privo di risultati evidenti, di farmacoeconomia. Farmacovigilanza e
farmacoeconomia costituiscono infatti due aspetti fondamentali su cui lavorare
per migliorare la preparazione dei medici e dei farmacisti nel corso dei
programmi di formazione permanente. Cosi' come va migliorata l'organizzazione
del servizio di farmacovigilanza del Ministero della Salute che finora ha
ricevuto poche migliaia di segnalazioni l'anno rivelandosi piu' una struttura
burocratica che altro. Medici e farmacisti dovrebbero partecipare anche tramite
la rete telematica e la segnalazione di reazioni avverse, potendo accedere in
tempo reale a tutte le news a disposizione su farmaci di vecchia e nuova
introduzione nel mercato italiano. In particolare per quanto riguarda le
reazioni allergiche e l'effetto sinergico fra farmaci, ovvero il potenziamento
dell'efficacia dell'attivita' terapeutica prodotta dall'associazione di due o piu' farmaci della stessa
specialita' o dalla contemporanea assunzione di piu'
farmaci. Proprio quello che e' successo con la cerivastatina e il gemfibrozil e
che potrebbe drammaticamente ripetersi per altri medicinali. Per concludere, la
materia e' molto complessa e sensibile, e parafrasando una terminologia di altri
settori bisogna ritornare ai fondamentali. Ognuno deve assumersi le proprie
responsabilita' e collaborare con gli altri nel rispetto del ruolo, e degli
obiettivi della propria organizzazione e funzione. Mettendo da parte, il piu'
possibile, conflitti d'interesse, pregresse diffidenze e preconcetti: a partire
proprio dallo scrivere e leggere il foglietto illustrativo senza ritenerlo per
forza un "bugiardino" a cui nessuno fa attenzione. |
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