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Sole e bambini
Nei primi 18 anni di vita si verifica la maggior parte
dell'esposizione ai raggi solari. E una scottatura grave raddoppia i rischi
di una neoplasia cutanea in età matura. Le ricerche dimostrano che una
serie di accortezze e l'uso regolare di un protettore solare in questa età
riducono fino al 78% il numero di alcuni particolari tumori della pelle
Sembrano finiti i tempi in cui si lasciavano i bambini per
ore sulla spiaggia per raggiungere una rapida tintarella. Non c'e' giornale
che, all'inizio dell'estate, non bombardi i propri lettori con le giuste
informazioni sul sole, soffermandosi sugli effetti cumulativi che le radiazioni
solari hanno sulla cute umana, a partire da quella dei piu' piccoli.
Facilmente irritabile, guarisce rapidamente, ma e' anche meno capace di
autoproteggersi da qualsiasi aggressione esterna, inclusa quella prodotta dai
raggi solari. Sono necessari diversi anni di vita prima che la difesa naturale
creata dalla melanina possa infatti giungere a compimento e nel frattempo, i
bambini sono i soggetti piu' esposti al sole e ai suoi effetti, in particolare
alle scottature. Basta ricordare che l'estensione della pelle rappresenta una
percentuale piu' alta nel corpo di un bambino di quanto lo sia in un adulto,
per questo motivo qualsiasi cosa succeda alla sua cute avra' un impatto
maggiore sul resto dell'organismo a cominciare dal dolore che una scottatura
comporta, alla disidratazione, la febbre, e nei casi piu' gravi lo shock, la
perdita di coscienza e il delirio che possono accompagnare una grave ustione o
un colpo di calore. Non e' strano quindi che in molti testi di pediatria e di
pronto soccorso, la scottatura solare nei bambini di meno di un anno di eta'
venga considerata come una emergenza che richiede immediatamente l'intervento di
un medico. In quelli piu' grandi, i sintomi che fanno scattare l'allarme sono
un dolore forte, la presenza di vescicole, la letargia e una febbre superiore ai
38°. I primi rimedi a cui bisogna far ricorso, e che ogni genitore dovrebbe
ricordare, sono legati a una reidratazione del bambino (acqua e succhi di frutta
non gelati) , una areazione della parte scottata che puo' essere costantemente
rinfrescata con dell'acqua pulita e non con alcool, una particolare attenzione a
non usare creme a base di antistaminici, cortisonici o benzocaina a meno che le
condizioni locali e l'esperienza del medico non indichino altrimenti, il ricorso
a un antifebbrile nel caso la febbre sia superiore ai 38°. Sembrano cose legate
al senso comune, ma una recente indagine condotta negli Stati Uniti
dall'American Academy of Dermatology ha dimostrato che il 30% dei genitori di
bambini al di sotto dei 13 anni riconosceva che uno o piu' dei propri figli
aveva sofferto di una scottatura solare durante l'estate precedente e che aveva
avuto difficolta' a gestire la situazione
Di questo gruppo di genitori, il 58% ricordava di "aver sentito
qualcosa" a riguardo la protezione solare , mentre quasi due terzi
ammettevano che essi stessi si esponevano regolarmente al sole per raggiungere
una bella abbronzatura. A seguito dell'incidente occorso ai propri figli, la
maggior parte dei soggetti intervistati nello studio anticipava un cambiamento
nel proprio comportamento nei riguardi della fotoprotezione, assicurando che per
il futuro i propri figli sarebbero stati meglio protetti. Ma se da anni si
sa che le radiazioni solari inducono sulla pelle dei danni che si sommano con il
tempo fino a provocare un invecchiamento precoce della cute e, secondo alcuni,
fino al 90% di tutti i tumori della pelle, perche' i genitori, per tanti altri
versi apprensivi e finanche oppressivi, quando si tratta di sole e abbronzatura
non curano sempre con sufficiente attenzione la salute delle persone a loro piu'
care e maggiormente bisognose di protezione?Questione di cultura e di
educazione, si risponde da piu' parti, e forse e' proprio vero: viviamo in
un paese in cui il sole e' visto come amico, come fonte di benessere e di
vita. Difficile immaginarlo come una possibile causa di malattia e di morte.
Eppure basterebbe che ai bambini si fornissero, fin dall'infanzia, una serie di
lezioni e esempi facili da seguire. I piccoli sono i migliori allievi , e le
cose apprese nell'infanzia rimangono impresse in profondita'. Nessun genitore
rimarrebbe impassibile vedendo il proprio figlio giocare con dei fiammiferi, ma
sono pochi quelli che vedono nel sole lo stesso pericolo. Cosi' come si
insegna a lavarsi i denti e le mani, basterebbe abituarli a un rapporto
intelligente con il sole, a non restare scoperti sotto i raggi durante le ore di
massima intensita', e soprattutto a far uso regolare dei protettori solari,
l'unico strumento per limitarne l'effetto irritante
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Ci sono condizioni in cui la cute dei bambini e' gia' di per se' ancor piu'
sensibile, secca, pruriginosa e il rapporto con il sole puo' essere fonte di
ulteriori fastidi. E' il caso dei soggetti affetti da dermatite atopica, che
hanno un costante bisogno di usare creme idratanti e di evitare tessuti
irritanti, difficili da tollerare, che non lasciano traspirare. Inoltre, se
l'eccesso di cloro presente nell'acqua di una piscina ridurce la carica
batterica, puo' facilmente determinare un aumento della secchezza della pelle,
per cui appena uscito dall'acqua il bambino atopico deve immediatamente fare una
doccia con acqua corrente e applicare un trattamento topico, evitando
accuratamente di asciugarsi esponendosi al sole. Nei suoi riguardi va
enfatizzato che qualsiasi tipo di fotoprotettore si usi, deve assicurare una
difesa completa dai raggi UVB, UVA corti e lunghi e Infra-rossi (IR). Uno studio
recentemente pubblicato sul British Journal of Dermatology dimostra che dovendo
scegliere fra due prodotti con lo stesso indice di protezione, uno composto da
filtri organici e l'altro fisici, a causa della pastosita' e consistenza, le
famiglie tendono a usare un terzo di prodotto in meno se e' un filtro fisico,
con una conseguente protezione quasi dimezzata. Meglio allora formulazioni con
entrambe le componenti. Ma, secondo il Prof. Rex Amonette, ex presidente
dell'American Academy of Dermatology, anche per i bambini non affetti da
dermopatie spesso non si tiene conto che le scottature solari aumentano in
maniera considerevole il rischio, da adulti, di un cancro cutaneo e di un
invecchiamento precoce della cute. Sta ai loro genitori limitare la
foto-esposizione nelle ore in cui i raggi sono piu' forti, mentre per quelli
fino ai sei mesi la difesa dai raggi UV deve essere quasi totale e anche contro
la luce riflessa che li colpisce al parco o al riparo dell'ombrellone. Oltre i
sei mesi, gli esperti consigliano sempre il ricorso a un protettore solare, con
un SPF almeno di 15, meglio ancora 30, che va applicato circa mezzora prima di
esporsi al sole e ben resistente all'acqua in caso di bagni ripetuti e
protratti. Mai dimenticare il naso, le orecchie e il dorso delle mani e dei
piedi. Anthelios (La Roche-Posay), in vendita in farmacia, e' una linea di
fotoprotettori che garantisce una copertura globale dello spettro solare (anti
UVA, UVB e IR) grazie a un particolare sistema chiamato Mexoryl SX, una molecola
enorme, circa tre volte piu' grande di quelle usate abitualmente nei prodotti
solari. Per efficacia e tollerabilita' essa fa parte dei 7 filtri solari
ammessi nella lista CEE: sdoppiandosi, assorbe le lunghezze d'onda comprese
fra 290 e 345 nanometri, una zona di confine fra UVA e UVB.Estremamente
fotostabile, per effetto del calore questa molecola si gira ma riprende
facilmente la sua posizione conservando intatte le capacita' filtranti. Su 10
milioni di pezzi finora venduti ha dato luogo a solo 28 casi di intolleranza
accertata e e' in grado di minimizzare il rischio di allergia e di rispondere
alle piu' varie esigenze dermatologiche. A base di filtri organici e schermi
fisici (ossido di titanio micronizzato), la linea e' disponibile in una
formulazione per i bambini e una per gli adulti, dotate di una elevata
protezione contro i raggi UVB e i raggi UVA, specialmente quelli corti. I
prodotti sono resistenti all'acqua, fino a 4 bagni consecutivi, fotostabili e
facili da applicare. In piu', la presenza di acqua termale garantisce
proprieta' lenitive, e grazie alla presenza di selenio, un'attivita' anti
radicali liberi ottima per i bambini atopici. Un'ultima raccomandazione
sull'abbigliamento estivo dei bambini: meglio il cotone delle fibre sintetiche,
sia per i cappelli che le magliette, ma, contrariamente alla credenza popolare,
ricordarsi che una T-Shirt chiara, specie se bagnata, trasmette al bambino la
stessa quantita' di raggi che lo colpirebbero a torso nudo. Meglio i colori
scuri e se possibile camiciole lunghe a coprire le gambe e le braccia dei piu'
piccoli.
LE RACCOMANDAZIONI DEL DERMATOLOGO
- Vi sono dei farmaci fotosensibilizzanti, parlatene al vostro medico
- Applicate con cura la vostra crema solare e rinnovate regolarmente
l'applicazione sopratutto dopo il bagno
- Dopo i 3 anni i bambini devono essere protetti con una protezione solare
molto elevata. Ma anche: cappello, occhiali, maglietta.
- Attenzione al riflesso della neve e della sabbia. Le nuvole non arrestano
i raggi UV. l'eritema solare e' possibile
- In caso di bruciature, eritemi solari ripetuti o di nevi sospetti
consultare il vostro dermatologo
- Evitate di esporvi tra le 12 e 16
- Al di sotto dei 3 anni evitare di esporre i bambini al sole.
- In gravidanza evitate il sole. Puo' provocare delle macchie sulla pelle
Quindi non esponetevi senza una alta protezione
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