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articolo aggiornato il: Wednesday 16 June 2010

 

Peeling: questione di acidi e basi

Quando una metodologia entra nell’uso comune si rischia di perdere di vista i principi base su cui si fonda. è il caso della chemioesfoliazione 

di Francisco Marquez

Ci sono trattamenti di cui poco si scrive sui giornali, anche quelli specialistici come La Pelle, e di conseguenza sembrano essere poco attuali e interessanti. In realtà, in molti casi si tratta di interventi che vengono effettuati quotidianamente in centinaia di studi medici e, essendo entrati nell’armamentario comune degli specialisti, si pensa che nei cui riguardi ci sia poco di nuovo da scrivere e da imparare. Invece, ogni tanto sarebbe bene ricordare a tutti, ai più esperti e ai neofiti, i principi base su cui questi interventi si fondano. Prendiamo il caso della ben nota chemioesfoliazione, una procedura medica che utilizza composti chimici di natura acida che determinano la rigenerazione istologica e ultrastrutturale della cute rinnovando l’epidermide e rimodellando la micro-architettura del derma. Da alcuni decenni questa tecnica è utilizzata per risolvere diverse problematiche e patologie cutanee, a diversi livelli della struttura cutanea e, per tale motivo, viene comunemente definita come molto superficiale se interessa lo strato corneo, superficiale quando interessa la porzione vitale dell'epidermide, media se interessa la porzione apicale del derma e, infine, profonda se a essere interessata è la porzione reticolare del derma. Gli specialisti sanno che le variabili che possono amplificare l'attività chemioesfoliante di un acido organico, dipendono principalmente dagli strati di soluzione applicata, e dal tempo di contatto dell'acido con la cute prima della neutralizzazione e/o del dilavamento. Ma forse è opportuno ricordare cosa si intende per acido. Secondo la teoria di Brønsted-Lowry, un acido è una sostanza capace di cedere ioni H+ (protoni) ad un'altra specie chimica detta base. Gli acidi organici si caratterizzano per la presenza del gruppo carbossilico -COOH, la porzione della molecola in grado di cedere il protone H+. La forza di un acido dipende quindi dalla facilità con cui, in un sistema acquoso, viene rilasciato il protone dal gruppo carbossilico ed è espressa dal pia, la forma logaritmica della costante di dissociazione acida. Più elevato è il potenziale acido di una molecola, più basso è il valore di pia e più facilmente viene quindi rilasciato il protone. Per completare la conoscenza del comportamento di un acido organico in soluzione acquosa, dobbiamo prendere in considerazione le due variabili elettrochimiche rappresentate dalla Concentrazione e dalla Mobilità del protone. La concentrazione di protoni è misurata con il eh. Più basso è il suo valore, maggiore è la concentrazione di protoni, e quindi l'acidità del sistema. La mobilità dei protoni, cioè la velocità con la quale si muovono in un sistema acquoso, è stata delineata da Grotthus e descrive come il protone rilasciato dall'acido salti da una molecola di acqua all'altra formando, di volta in volta, l'instabile ione ossonio. Ma cosa succede quando si diluisce la soluzione acquosa di un acido? Con la diluizione si osserva un aumento di eh che è espressione di una diminuzione della concentrazione di protoni; contemporaneamente la mobilità dei protoni e quindi la loro velocità, aumenta. Ricordiamo che la cute è principalmente composta d’acqua, e la sua concentrazione aumenta dallo strato superficiale man mano che si scende sino al derma. Di conseguenza, quando la soluzione acquosa di un acido viene applicata e assorbita nella cute, se ne determina la diluizione. Gli acidi organici sono però sostanze polari e per tale motivo il loro assorbimento nella cute risulta poco omogeneo. Infatti lo strato corneo, rappresenta una barriera in grado di rendere poco uniforme l'assorbimento di composti che si presentano in forma polare. Il processo di chemioesfoliazione indotto dagli acidi determina a livello cutaneo un insulto controllato e la rimozione delle vecchie strutture cellulari e fibrose della cute. Come conseguenza l’epidermide viene rinnovata e la micro-architettura del derma rimodellata. Tale effetto è principalmente determinato dalla natura dell’acido, dall’omogeneità del suo assorbimento, dalla concentrazione di protoni e dalla loro mobilità all’interno della componente acquosa della cute. Ma la chemioesfoliazione ottenuta utilizzando una semplice soluzione acquosa di un acido organico è caratterizzata da un importante effetto limitativo: l’intensità del trauma superficiale non è proporzionale alla capacità di rinnovare l'epidermide e di rimodellare il derma. Il trauma superficiale, causato da una semplice soluzione acquosa di un acido organico sulla cute, dipende infatti dal suo assorbimento non omogeneo, da un’alta concentrazione di protoni e da una elevata mobilità dei medesimi nella soluzione originaria. Risulta così che i valori di concentrazione e mobilità si trovano già espressi ai loro massimi livelli. Il risultato di tale panorama è che il rapporto tra trauma superficiale ed efficienza chemioesfoliante può risultare sbilanciato verso l'effetto irritativi piuttosto che verso il rinnovamento e il rimodellamento cutaneo.

 

 


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