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articolo aggiornato il: Sunday 28 March 2010


Giovedi' 20 giugno 2007

Sei sicuro del solare che consigli?

L’estate e' alle porte e dalla Commissione Europea arrivano chiare sollecitazioni a fare chiarezza su cosa il consumatore debba realmente aspettarsi dai prodotti solari 

del dott. Ugo Citernesi e della dr.ssa Anna Crema

Sul modello normativo Australiano, uno tra i piu' restrittivi in materia di fotoprotezione, anche la Commissione Europea si e' finalmente mobilitata in una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica per la sicurezza sotto il sole, alla quale molti tra gli Stati membri hanno aderito con svariate iniziative a livello nazionale. Punto cardine dei messaggi istituzionali e' che, se da una parte il sole e' calore, energia e vita, dall’altra esistono notevoli rischi legati a una esposizione non corretta, a partire da quelli immediati come eritemi e scottature, fino all’invecchiamento precoce della pelle, ai danni alla vista, alla comparsa dei tumori cutanei. La parola d’ordine e' prevenzione. I consumatori dovrebbero comprendere che, oltre che provenire dalla luce diretta del sole, la radiazione UV puo' essere anche indiretta in quanto riflessa da vari elementi nell’ambiente, inclusa la neve (fino all’85%), l’acqua (fino al 30%), la sabbia (fino al 20%), l’erba (fino al 5%) cosi' come altre superfici solide, nubi e particolato atmosferico, cio' significa che ci si puo' scottare anche all’ombra. Il miglior modo per proteggersi contro i gravi effetti a lungo termine del sole e' quello di ridurre la durata totale dell’esposizione, in particolare nelle ore centrali del giorno, e di complementare questo comportamento attraverso una combinazione di vari accorgimenti, in particolare ricercando l’ombra, indossando un cappello protettivo e un abbigliamento adeguato (in Australia ci sono addirittura tessuti con SPF dichiarato), portando occhiali da sole e utilizzando prodotti solari. Risulta opportuno, a tal proposito, soprattutto per i milioni di fanatici della tintarella, sottolineare che le creme solari non devono essere considerate l’unico mezzo di protezione del corpo. 
Sei sicuro del solare che consigli? In quest’ottica, lo scorso 22 Settembre 2006, e' stata pubblicata una Raccomandazione della Commissione Europea sull’efficacia dei prodotti per la protezione solare e sulle relative indicazioni (2006/647/CE), il cui scopo e', attraverso indicazioni semplici, univoche e normalizzate, mettere ordine nel caos che regna sovrano sul mercato dei cosmetici per la protezione solare riguardo alla loro reale efficacia e sicurezza per il consumatore. 
Ancora oggi, indipendentemente dal canale di distribuzione, sia esso il bancone del supermercato o la farmacia, e' possibile trovare prodotti solari che riportano dei claims spesso non veritieri e ingannevoli:
 il consumatore, e ancor prima il venditore e il farmacista, devono essere adeguatamente informati e consapevoli sia dei rischi conseguenti a un’esposizione non adeguatamente protetta, sia di quelli dovuti a cio' che ci si spalma sulla pelle. Innanzitutto diversi studi hanno recentemente riconfermato che non e' vero che soltanto i raggi UVB provocano danni seri alla pelle: gli UVA costituiscono oltre il 95% della radiazione ultravioletta che arriva al suolo (in misura circa 10 volte maggiore degli UVB), sono costantemente presenti tutta la giornata e tutto l’anno e quindi i loro effetti cumulativi a lungo termine possono essere importanti quanto quelli degli UVB. I dati scientifici indicano che i prodotti per la protezione solare, quando di qualita', possono risultare efficaci nel prevenire le scottature, i danni derivati dal fotoinvecchiamento e alcuni tipi di carcinoma. Per avere queste caratteristiche preventive tali prodotti devono proteggere sia dai raggi UVB che da quelli UVA e garantire un buon bilanciamento del fattore di protezione su tutta la gamma dell’ultravioletto; soltanto in questo caso si puo' dichiarare che il solare ha una protezione ''ad ampio spettro'' (inteso come lunghezza d’onda), ma questa caratteristica purtroppo non puo' essere facilmente verificabile dal consumatore. Che spesso ha anche difficolta' a comprendere il grado di protezione, che e' l’indicazione fondamentale da verificare ed e' indicato in etichetta dall’SPF (Sun Protection Factor); esso esprime la capacita' di un determinato prodotto solare di schermare o filtrare i raggi solari UV. Un parametro che viene calcolato, sperimentalmente e in vivo (su persone) sulla base di un rapporto matematico tra l’energia necessaria a produrre la comparsa di arrossamento (eritema) sulla cute protetta dal prodotto e quella necessaria a ottenere la stessa risposta senza protezione. In un’altra prospettiva l’SPF puo' quindi essere considerato come una misura della quantita' di radiazione che puo' essere ricevuta dalla pelle protetta prima che compaia l’eritema. La misura dell’SPF, per avere senso, deve essere effettuata seguendo dei metodi Standard (International Sun Protection Factor Test Method (2006) o un equivalente metodo in vitro). Perche' un solare sia da considerare protettivo deve avere un SPF minimo di 6, mentre per SPF superiori sarebbe d’obbligo indicare la categoria di protezione, «bassa» (SPF da 6 a 10), «media» (SPF da 15 a 25), «alta» (SPF da 30 a 50), e «molto alta» (SPF 50+), per ridurre la molteplicita' di numeri utilizzati sulle etichette e agevolare cosi' il confronto fra i diversi prodotti senza limitare la scelta del consumatore. Ingannevoli e quindi diffidate dall’apparire in etichetta sono altre indicazioni quali ''schermo totale'' e ''protezione totale'', in quanto un prodotto solare non puo' proteggere al 100% dai raggi del sole, oppure ''water proof'' perche' nessun prodotto puo' essere ''a prova d’acqua'': ci sono prodotti (''water resistant'') che possono garantire il mantenimento della protezione anche dopo un determinato periodo di tempo in acqua ma anch’essi devono essere applicati nuovamente. In realta', nonostante sia possibile leggerlo in molte etichette, non esistono solari che possano vantare una persistenza di 24 ore: la durata media di un filtro solare e' di 2-3 ore, periodo dopo il quale l’azione protettiva viene meno. La durata viene diminuita indubbiamente dai bagni in acqua, dal sudore e dallo strofinamento della pelle ma dipende soprattutto dalla fotostabilita' dei filtri stessi. Un solare di buona qualita' deve essere in grado di garantire che i filtri in esso contenuti non vadano incontro a una degradazione fotoindotta che ne pregiudichi l’efficacia; ideale e' la presenza di diversi filtri che, agendo ad ampio spettro su lunghezze d’onda complementari, si proteggano sinergicamente e reciprocamente. In etichetta andrebbe ricordato che un solare deve essere applicato abbondantemente e uniformemente e riapplicato ripetutamente durante tutta la durata dell’esposizione: il paradosso e' che quando il produttore onesto e responsabile utilizza in etichetta una tal dicitura viene svantaggiato commercialmente perche' il consumatore inesperto e non informato sceglie invece quei prodotti che assicurano una lunghissima e improbabile permanenza sulla pelle. Altra caratteristica fondamentale di un buon prodotto solare e' la sicurezza. Si e' assistito negli ultimi anni ad interminabili diatribe sulla ipotetica maggior sicurezza degli schermi fisici rispetto ai filtri chimici e viceversa, ma l’unica verita' e' che entrambe le classi di sostanze hanno potenzialita' tossiche per l’uomo se assorbite dalla cute. L’unico solare sicuro e' quello che garantisce l’azione dei filtri sulla superficie della pelle ma ne impedisce l’assorbimento in profondita'. Esistono oggi tecnologie innovative di complessazione dei filtri in nanostrutture chiuse, delimitate , come i normali liposomi, da un doppio strato fosfolipidico ma rivestite da poliglicoli che le rendono ''invisibili'' ai recettori della membrana cellulare; questa tipologia di liposoma resta intatta e mantiene al suo interno il filtro che, in tal modo, non e' mai disponibile in forma libera, non puo' essere assorbito, e, restando in superficie, puo' continuare ad agire proteggendo la pelle contro i raggi solari per tempi piu' lunghi. Nell’ampia gamma di prodotti solari si nascondono altre insidie difficili da riconoscere e dettagli che e' opportuno evidenziare. Secondo logica, un buon solare non dovrebbe contenere alcuna sostanza potenzialmente nociva: alcune tra le marche piu' vendute in farmacia, invece, contengono benzofenoni, sostanze potenzialmente cancerogene, limitate per legge, la cui presenza deve essere obbligatoriamente indicata dal produttore con l’iscrizione ''Contiene oxybenzone'', ma che, al contrario, un consumatore non informato potrebbe interpretare come plus aggiuntivo. Un buon prodotto solare, inoltre, non dovrebbe contenere alcun conservante o profumazione aggiunta, principali cause di sensibilizzazione allergica e fotosensibilizzazione. Per quei solari di ottima qualita' in cui i conservanti non sono presenti, diventa fondamentale la confezione che dovrebbe essere airless: questo tipo di confezione limita al massimo il contatto del prodotto con l’aria, principale veicolo di contaminazione microbica, e permette di prelevare di volta in volta solo la quantita' necessaria, fino al totale utilizzo del contenuto, senza sprechi. Infine, oltre ad assicurare, attraverso attivi specifici, un costante equilibrio dell’idratazione della cute per limitare i danni del fotoinvecchiamento della pelle stressata dal sole, un buon solare, deve essere dermatologicamente testato in cliniche specializzate che ne abbiano attestato la ipoallergenicita', soprattutto quando consigliato per i bambini. 




 

 



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