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L'acne al sole
Di Francisco Marquez
Piu'
del 50% dei diciottenni vorrebbero essere abbronzati
tutto l'anno. Motivo principale: nascondere le
manifestazioni dell'acne. Ma il sole non sempre
migliora la situazione. Molti adolescenti associano al
sole un miglioramento delle condizioni della cute e del
proprio umore. Questi effetti possono essere dovuti sia
ad un minor livello di stress che normalmente si verifica
durante le vacanze estive e, a causa
dell'abbronzatura, a una ridotta visibilita' delle
lesioni acneiche normalmente arrossate. Gli effetti delle
radiazioni ultraviolette sull'acne sono pero', alla
luce delle attuali conoscenze scientifiche, incerti.
Alcune ricerche hanno dimostrato un lieve miglioramento
clinico dopo l'esposizione al sole, in altre si e' visto un peggioramento delle lesioni causate dalla
maggiore chiusura dei pori per l'ispessimento dello
strato corneo. In piu', siccome il caldo e
l'umidita' possono contribuire all'esplosione
dell'acne, il sole potrebbe svolgere un ulteriore
ruolo scatenante. Quelle giovani che poi stanno assumendo
estrogeni o antibiotici per via orale, da soli o insieme
a una crema topica a base di acido retinoico, possono
andare incontro a una grave reazione fototossica o
fotoallergica anche dopo una pur minima esposizione al
sole, e devono quindi evitare i raggi solari a tutti i
costi.
Sfortunatamente le indagini sul comportamento degli
adolescenti nei confronti del sole rilevano un bassissimo
ricorso ai protettori solari. In un studio realizzato
dalla Hopkins University di Baltimora, e' risultato che
fra tutti i ragazzi che passano regolarmente le vacanze
al mare solo un misero 9% fa uso regolare di un filtro
solare, mentre piu' del 30% dichiara di non usarlo mai.
Secondo una ricerca Australiana gli adolescenti durante i
fine settimana trascorrono almeno due ore al giorno
all'aperto fra le 10 e le 15, quando il sole e' piu'
forte e sono pochi ad usare un solare o a indossare un
cappello, come se i rischi da raggi solari fossero legati
solo allo stendersi su un asciugamano
sulla spiaggia. Ed e' questo uno degli aspetti su cui
andrebbe fatta una riflessione piu' approfondita. Mentre
i danni legati ad alcuni comportamenti giovanili, tipici
della ricerca d'indipendenza dall'uso di
droghe, all'abuso di alcool, sono ben pubblicizzati
e conosciuti dalle famiglie, l'eccessiva esposizione
al sole non rappresenta una fonte di preoccupazione e
sono spesso genitori che inducono i propri figli a farlo.
Eppure, che i raggi solari provochino modificazioni a
livello cellulare lo si sa fin dalla fine del secolo
scorso con i primi lavori scientifici sui danni attinici
rilevati sulla pelle di contadini e marinai. Da allora
una infinita' di studi ultrastrutturali, biochimici,
immunochimici e clinici hanno sviscerato la materia
mettendo in rilievo tutti i processi che sono attivati
dalla penetrazione dei raggi UV attraverso la cute. E
ancora oggi si calcola che l'80% del tempo che si
trascorre al sole durante la propria esistenza,
appartiene ai primi venti anni di vita. Thompson nel 1993
sul New England Journal of Medicine, ha dimostrato che un
uso quotidiano di filitri solari ha notevolmente
accelerato la risoluzione di cheratosi attiniche
preesistenti e precancerose, ed evitato l'insorgenza
di nuove lesioni. Inoltre Eleanor Sahn della Medical
University of South Caroline, sconsiglia vivamente di
considerare il sole, e piu' in generale le radiazioni UV,
come un trattamento per l'acne, suggerendo agli
adolescenti che ne sono affetti di fare ampio uso di
fotoprotettori formulati con ingredienti non comedogenici
e che possono essere usati in contemporana con creme
topiche a base di acido retinoico. Le famiglie e la
scuola non possono ignorare questi dati, e devono
impegnarsi di piu' per evitare, e questo non e' facile
allarmismo, che il nome dei propri ragazzi compaia un
giorno nelle statistiche, di anno in anno piu' numerose,
delle persone colpite da cancro della pelle estetica.
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